Le abbiamo risposto con un'altra domanda: "Quanto pensi di fatturare, e quanto pensi di spendere per farlo?"
Non era una risposta evasiva. È la domanda giusta. Una di quelle domande che apre ad altre numerose altre domande. Perché il regime forfettario è probabilmente il punto di partenza più diffuso per chi apre un'attività in Italia, ma "diffuso" non significa "giusto per chiunque". È uno strumento, non un dogma. E come ogni strumento, va scelto guardando a chi lo deve usare.
Il forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per partite IVA di piccole dimensioni. Al posto dell'IRPEF ordinaria, si paga un'imposta sostitutiva unica: il 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni se l'attività è davvero nuova e rispetta alcuni requisiti. Niente IVA in fattura, niente liquidazioni periodiche, contabilità ridotta all'osso. Il reddito imponibile non si calcola sulle spese reali, ma applicando un coefficiente di redditività che varia in base al codice ATECO dell'attività: più alto è il coefficiente, meno costi si presume di sostenere e quindi meno spese vengono riconosciute forfettariamente.
Il limite d'accesso e permanenza al regime è fissato a 85.000 euro di ricavi o compensi annui. Superarlo - soprattutto di molto e a metà anno - può far uscire dal regime con effetti anche retroattivi su IVA e imposte.
Fin qui, la teoria, basica. Ora la parte che conta davvero: a chi conviene, e a chi no.
Il forfettario premia soprattutto chi ha pochi costi reali rispetto ai ricavi. Pensiamo a un consulente, un formatore, un artigiano digitale: il coefficiente di redditività applicato alla sua categoria può essere alto (spesso tra il 67% e il 78%), ma ciononostante una fetta consistente dei costi viene comunque "riconosciuta" forfettariamente, anche se non li ha sostenuti tutti per davvero. In questi casi il vantaggio è concreto: aliquota bassa, adempimenti minimi, gestione semplice fin dal primo giorno.
Ha senso anche per chi sta iniziando e vuole testare un'idea senza il peso di una contabilità complessa: la soglia d'ingresso è bassa, i costi di gestione dello studio sono contenuti, e nei primi cinque anni l'aliquota al 5% è un aiuto reale nella fase più delicata, quella in cui il fatturato è ancora incerto.
C'è chi invece rischia di pagarci un prezzo, senza accorgersene subito.
Chi ha costi elevati - attrezzature, materiali, un ufficio con affitto importante, collaboratori - spesso finisce per pagare più tasse nel forfettario che nel regime ordinario, semplicemente perché il coefficiente di redditività non riflette la sua reale struttura di spesa. In questi casi il regime ordinario, con la deduzione analitica dei costi, può essere più conveniente, anche se richiede una contabilità più articolata.
Chi si avvicina alla soglia degli 85.000 euro merita un ragionamento a parte. Non è solo una questione di superarla o meno: il momento in cui accade, e di quanto, cambia le conseguenze pratiche in modo significativo. Meglio arrivarci con un piano chiaro che scoprirlo a consuntivo.
Poi ci sono le situazioni più tecniche: chi detiene partecipazioni in società di persone o in SRL che operano nello stesso settore, chi ha ancora un rapporto di lavoro dipendente con redditi sopra una certa soglia, chi lavora quasi esclusivamente per un ex datore di lavoro. Sono casi in cui esistono cause di esclusione o incompatibilità che vanno verificate prima di aprire la partita IVA, non dopo.
Infine c'è l'aspetto previdenziale, qui si apre un mondo. Il forfettario permette di optare per una consistente (35%) riduzione contributiva ma va valutato l'impatto sulla pensione futura. C'è chi lavora credendo nella pensione e chi invece vuole volentieri pagare meno contributi.
Prima di consigliare un regime fiscale, noi facciamo sempre la stessa cosa: chiediamo di raccontarci il progetto, non solo i numeri. Perché due persone con lo stesso fatturato previsto possono avere convenienze opposte, a seconda di come lavorano, quanto spendono, e dove vogliono arrivare tra tre anni.
Il forfettario è un ottimo punto di partenza per moltissimi imprenditori. Ma "moltissimi" non vuol dire "tutti", e la differenza si vede proprio nei dettagli che abbiamo raccontato qui.
Se stai per aprire la partita IVA o hai il dubbio di essere nel regime sbagliato, parliamone. Una valutazione fatta bene all'inizio vale più di qualsiasi risparmio fiscale scoperto per caso.
- Lo Studio Pastocchi
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